Lontano,
verso il fondo del mare,
i pescatori appaiono
come oligarchiche tracce
dell’incompreso arcipelago umano.
Vetuste figure, giunte fin qui:
nell’ultimo dei giorni.

Giancarlo Cutrona (Catania, 1986) è regista, autore e promotore culturale. Ha scritto e diretto i documentari Nixima. Convivere col mostro (2015), Ccà (2017) e Lockdown. Le voci della città (2020). In contiguità con la sua ricerca culturale e filosofica, fonda e dirige il festival nomade e itinerante La Culturale. Pensiero Critico in Movimento, per il quale nel 2022 riceve il riconoscimento Franz Riccobono per l’impegno e l’attività nei Beni Culturali. Nel 2025 ha contribuito con Trittico del Silphion al volume collettaneo Oltre le maschere ed è autore de Il libro delle viscere (Fallone editore, 2026).

In fondo fu l’esattezza di un addio,
la forma irrevocabile del vuoto.
Non per chiedere in quale petto
sprofondasse quella corsa,
il passo volitivo dell’inverno che ci tedia.
Tanto se ci pensi resta l’urto
della spada contro il marmo,
il silenzio di chi ha visto quella guerra.
E tutto ora è pronto,
scende come un tribunale
di comete tra gli ordigni.
Un occhio dentro la cesura dell’umano
che cerca trama d’animale tra i lacerti,
dove ognora intramontando tu t’invisceri.

Quando tra i cerchi

più bassi delle gerarchie

troverai la parola che dardeggia,

i nessi che la tengono

l’equilibrio che porti

nella retroguardia

di questa preistoria feroce,

indosserai l’ultima

delle più vere anarchie,

come una voce notturna

nell’inattesa carità dell’orizzonte.

E alla fine moriremo
seppelliti da bugie.
Vivi, ma fuori di senno.
Come fossimo rapiti da deliri,
da una lingua morta
in un mondo che non è più nostro.
Bugie, per un’ultima Scena
con altissime prose. Un finale d’esordio.
E questo fuoco di specie.
Dove il pensiero è andato
via via sprofondando
in chissà quale altrove,
in chissà quale Nome.
Tanto tu sai, meglio di me,
che la coscienza è fango
e altri al posto tuo, mangiandola,
si sono fatti pietra. Duri
solidi come altissimi scogli
per limpiare il mare
dalla follia della razza,
quando la Verità rifulse in uno sparo
e noi, come colombi, fuggimmo via
nelle fortezze di uno stormo:
anche se quello, in fondo,
non era che il volo in prima classe
dei codardi.

Siamo già stati qui se ricordi bene:
piume di vita castissima nel mare,
presagi di folgore sulla terra umida,
verbo di tregua in superficie
e punto alchemico non lontano
dalla perfezione. Ci siamo immaginati
parziale vacuità, danza libera nell’epicentro
o la fine della sera, tra gli sfondi lacerarti,
dietro quel canneto. L’esistere
inghiottito nei millisecondi.
Il niente. Il senso.

 

Block Notes Filosofico

IL VERO VOLTO DELL’HAMARTIA

Se dalla sua fondazione a oggi l’Occidente ha potuto imporre una qualche volontà sul mondo compiendo le più atroci nefandezze, ciò è stato possibile solo grazie alla sua peculiare abilità nel calarsi nella parte dell’hamartia: questo eroe aristotelico, sì tragico e imperfetto, ma a un tempo luminoso e pieno di nobili propositi — alias di ogni buona istituzione. Dapprima la civiltà agli indios nelle Americhe. Poi moneta legge e lingua in Africa. Infine la democrazia in Medio Oriente. Eppure, sin dal principio, ognuna di queste missioni pretestuose non celava che l’insubordinazione silenziosa del suo opposto. Di questo opposto sono pieni i libri. Quei libri parlano di noi. E nondimeno l’Occidente ha continuato a indossare quella maschera, credendo vero il simulacro e falso e strumentale il vero sé: ecco perché l’occaso (questo tramonto occidentale di cui tutti parlano e con il quale auspicabilmente non vogliamo avere più a che fare), andrebbe anzitutto letto come l’articolazione di un potere destituente nei riguardi della maschera, alla quale ognidì vengono inferti colpi mortalissimi, tanto che ogni istituzione ha da tempo rinunciato alla sua la sfera intelligibile lasciando, come è ormai evidente, che una verbosità sempre più violenta e progressivamente avulsa da ogni scrupolo prendesse il sopravvento. Con ogni probabilità gli uomini che si occuperanno della storia e dell’esegetico contorno di questo evento (non ancora militare o finanziario, ma anzitutto culturale e antropologico), risiederanno a Oriente. Per noi, tuttavia, resta fondamentale — con più ampio e insieme più preciso rigore — chiedersi questo: è la maschera o piuttosto l’uomo che prima la indossava, ad essere svanito? E, infine, quali e quante conseguenze deve attendersi chi, senza l’imago dell’hamartia, va intuandosi in un conflitto di portata epocale come l’attuale?

LA TRAPPOLA AUTOGENA DELL'ANTICRISTO

Quando Meister Eckhart parla dell’Anticristo lo fa da una prospettiva molto diversa dalle varie tesi millenariste in voga tra gli scriba del suo tempo, così come (si potrebbe aggiungere) tra i ciarlatani del nostro. Per il mistico tedesco l’Anticristo è anzitutto una condizione interiore. Dunque non un evento né una venuta, ma una minaccia perpetua che va individuata laddove ha scaturigine lo iato che separa l’anima dal fondo (grund), per inseguire il tempo e le cose create.

«Dio cerca soltanto che tu esca da te stesso secondo il tuo modo di essere creatura, e lasci che Dio sia Dio in te. Il più piccolo oggetto che si trovi in te per via di “proprietà” (mit eigenschaft), impedisce a Dio di essere Dio in te. […] Se l’uomo fosse vuoto (ledig) e libero da ogni cosa creata, allora Dio non potrebbe fare a meno di venire in lui e di donarsi a lui. […] Ma chi cerca il suo e il proprio (das seine und eigenschaft), costui agisce contro la verità; costui è un ladro, poiché ruba a Dio ciò che è Suo e lo attribuisce a se stesso. In questo uomo risiede lo spirito della menzogna, che è lo spirito dell’Anticristo.»

È dunque opportuno gettare una luce nel pozzo di questa vacuità operativa che di volta in volta si colma, senza mai saziarsi del tutto. Né religione né mito. Soltanto oscure meccaniche ontologiche quanto più vicine alla cieca volontà, queste che lungo l’intero processo di ominazione hanno spinto l’Uomo a uscire e, a un tempo, catturarsi da sé.

LO SPETTRO DI TERSITE

Nell’universo omerico, Tersite, è colui che usa il linguaggio in modo sregolato (akosmía). Egli parla molto, ma le sue parole sono considerate prive di valore dai capi achei perché mosse dall’invidia e dalla bruttezza morale. «Tersite solo ancora gracchiava a parole smisurate, che in cuore sapeva molte parole e disoneste, ma a caso, non con ordine» (Iliade, II).

Questo passaggio, che come altri sta alle origini dell’epica di quella che noi — forse ancora incautamente — definiamo «civiltà occidentale», ci invita a riflettere su ciò che in realtà sta dominando il nostro tempo e lo contorce. Una simile precarietà sembra infatti essersi incarnata non soltanto in chi governa, ma anzitutto nei vari filistei della tecnica che, attraverso l’uso di un’accurata e al contempo inconsapevole pseudologia, pretendono di forgiare il nuovo Adamo sulla base di una vacua e sempre più sterile chiacchiera meccanica.

Non è un caso se i congegni che loro stessi dicono di aver progettato finiscono per somigliargli proprio quando fingono di somigliarci. Quando cioè fingono di poter parlare o sentire come noi, ma a tradirli sono afasie, bug e interferenze molto simili a un gracchiare ridondante e sincopato. Come quando agli epigoni più in voga (già prodotti in serie, già omologati come robot) si rivolge una parola umana sotto forma di domanda e li si osserva attraversati dalla nebbia. Chi infatti ancora tra gli umani ha il privilegio di sentire e al contempo, in questo, la disgrazia di viversi l’assedio, non manca di cogliere le precipue anomalie che albergano nel fondo di quella carne vuotata d’ogni residuo animale e l’inquietudine di chi più non ci somiglia proprio quando si sforza di volerci somigliare.

I MIEI FILM

LOCKDOWN – LE VOCI DELLA CITTÀ

ITA

“Lockdown – Le voci della città” è un film documentario che racconta il dramma Covid-19 attraverso un susseguirsi caleidoscopico di storie e testimonianze di cittadini comuni che per troppo tempo hanno dovuto subire impotenti – pro bono pacis – la voce monocromatica dell’Autorità. Un viaggio nell’intimità di ognuno di noi, un’indagine sociale che mira a svelare le trame che compongono l’intelaiatura di questa reclusione anomala andando a scavare dentro le paure, le ansie e le speranze. Quali sono i segni che ha lasciato questo evento dentro ognuno di noi? Rimarremo ancora a lungo a leccarci le ferite, a farci assalire dalla paura della morte, del collasso economico, del controllo sociale, o parleremo presto di cicatrici risanate? Come ci rapporteremo con l’altro? Ma soprattutto, riusciremo ancora a pensare al presente e ad immaginare il futuro?

 

ENG

“Lockdown – The voices of the city” is a documentary film that tells the drama Covid-19 through a kaleidoscopic succession of stories and testimonies of ordinary citizens who for too long have had to suffer helplessly – pro bono pacis – the monochromatic voice of the Authority. A journey into the intimacy of each one of us, a social investigation that aims to reveal the plots that make up the framework of this anomalous imprisonment by digging into fears, anxieties and hopes. What are the signs that this event has left inside each of us? Will we stay long enough to lick our wounds, to be assailed by the fear of death, of economic collapse, of social control, or will we soon talk about healed scars? How will we relate to each other? But above all, will we still be able to think about the present and imagine the future?

Una Produzione Toolium – 2021 ©

 

CREW

Scritto e diretto da Giancarlo Cutrona
soggetto: Giancarlo Cutrona / Giampiero Gangi
Fotografia: Giampiero Gangi
Audio in presa diretta: Enrico Anicito Guido
Re-recording & Mix: Boris Riccardo D’Agostino
Montaggio: Giancarlo Cutrona
Color: Marco Eugenio Neri
Colonna sonora: Frédéric Vanderlynden
Direttore di produzione: Nicola Conticello
Segretaria di produzione: Cristina Dellifiori
Assistente di produzione: Veronica Cesarato

 

CAST

Isabella Bartoli
Marco Cannavò
Frate Massimo Corallo
Frate Benedetto Amodeo
Frate Claudio Viticchié
Claudia Condorelli
Tony Maugeri

PRESS

news.cinecitta.com/IT/it-it/news/53/81957/a-catania-si-gira-lockdown-le-voci-della-citta.aspx

cinemaitaliano.info/lockdownlevocidellacitta

globalist.it/news/2020/05/05/a-catania-al-via-le-riprese-di-lockdown-documentario-sul-dramma-del-covid-19-2057608.html

cameralook.it/web/lockdown-le-voci-della-citta-lanima-di-catania-nel-documentario-di-giancarlo-cutrona-e-giampiero-gangi/

interris.it/la-voce-degli-ultimi/lockdown-le-voci-della-citta-viaggio-nella-pandemia-tra-ferite-e-cicatrici-risanate/

lanouvellevague.it/lockdown-le-voci-della-citta-cominciano-le-riprese-a-catania/

 

CCÀ

ITA

Ccà è un film documentario che ritrae in forma poetica la vita rurale della Sicilia. Un viaggio tra umili pescatori, contadini e mercanti, che vivono le loro vite ai margini, tra le coste e le montagne dell’isola.

 

ENG

Ccà is a documentary film that portrays the rural life of Sicily in a poetic form. A journey amongst humble fishermen, farmers and merchants, who live their lives on the margins, between the coasts and mountains of the island.

 

CREDITS

Production: Toolium
Coproduction: Centro Studi Arti Visive
Written, directed and edited by Giancarlo Cutrona
Photography: Rosario Di Benedetto
Music composers: Giacomo Farina / Federico Farina / Frédéric Vanderlynden
Voice over: Gianpaolo Brex Sofia
Audio post-production and mix: Alessandro Fusaroli and Boris Riccardo D’Agostino
Additional Team: Alessandro Alizzo and Marco Restivo

 

NIXIMA - CONVIVERE COL MOSTRO

ITA

 

Il MUOS è un impianto satellitare militare ad alta frequenza istallato in quattro punti cardine del pianeta. Uno di questi è Niscemi. In Sicilia. Dove la popolazione locale – contraria all’imposizione delle antenne statunitensi -, è protagonista di continue rivolte. Le antenne infatti rappresentano una concreta minaccia su più fronti: come ad esempio quello ecologico e militare. Nixema racconta il contrasto tra l’autonomia della macchina, che vive più in là, ad un passo dal recinto, e la routine della popolazione locale.

 

ENG

 

The MUOS is a high-frequency military satellite system installed at four cornerstones of the planet. One of these is Niscemi. In Sicily. Where the local population – contrary to the imposition of US antennas – is the protagonist of continuous revolts. The antennas in fact represent a real threat on several fronts: such as the ecological and military one.

Nixema tells the contrast between the autonomy of the machine, which lives there, one step away from the fence, and the routine of the local population.


CREW

Regia: Giancarlo Cutrona
Fotografia: Rosario Di Benedetto